di
Ignazio Riefoli
La storia
L’odierna salina di Margherita di Savoia è
stata fondata oltre tre secoli prima di Cristo, e sin da allora esportava i suoi
prodotti verso i più remoti lidi d’oriente, trovandosi al centro di una delle
principali arterie commerciali dell’epoca, non casualmente ribattezzata Via
Salaria. In età romana il sito venne chiamato
Salinae Cannarum, prendendo il nome dalla vicina località di Canne. Un’origine
così antica della salina presuppone, ovviamente, l’esistenza di un primo nucleo
abitativo stanziale dalle origini altrettanto remote.
Nel 318 a.C. troviamo la località designata per
la prima volta sotto la denominazione di Salinis (vedi la Tabula Peutinger,
depositata presso la Biblioteca Imperiale di Vienna).
Il disfacimento dell’impero romano, l’influenza delle vicine civiltà e la
scomparsa di antichi siti quali Arpi, Salapia, Sipontum, Canne e Canusium fecero
da preludio ad una fase particolarmente caotica per l’intera area geografica, e
per lungo tempo della località non vi fu menzione nei documenti storici del
tempo, sebbene proseguisse il suo sviluppo attorno alla salina.
Con il diffondersi del Cristianesimo la
località assunse il nome di Sancta Maria de’ Salinis.

Il dominio dei Templari sulla salina cessò allorquando le Costituzioni Melfitane di Federico II di Svevia imposero nuovi balzelli. Sotto il casato svevo, durato 72 anni, l’intero territorio conobbe un periodo di particolare fioritura; ma le cose cominciarono rapidamente a declinare con l’avvento della dinastia angioina. A causa della sua forte esposizione debitoria nei confronti dei banchieri fiorentini, Re Carlo I d’Angiò fu costretto a cedere i diritti sulle saline, che rappresentavano un notevole sbocco commerciali per i traffici di sale verso oriente. Nel frattempo, più esattamente tra la fine del XIII Secolo e l’inizio del XIV, il casale di Sancta Maria de’ Salinis – che per la sua fiorente industria del sale aveva resistito a tutte le devastazioni e guerre combattutesi attorno ad esso – venne falcidiato da una grave epidemia di malaria. I pochi superstiti si rassegnarono ad abbandonare la terra natia e si rifugiarono a Barletta. Passarono alcuni secoli prima che l’autorità si decidesse a bonificare la zona: Dopo l’emigrazione a Barletta dei sopravvissuti dell’epidemia di malaria, quel che restava dell’antico casale mutò ancora una volta nome, venendo denominato Saline di Barletta. Verso la fine del ‘600 i discendenti dei primi emigranti salinari, scappati a Barletta per sfuggire all’epidemia di malaria, cominciarono poco per volta a far ritorno nella terra dei loro avi: il litorale riprese dunque a pullulare ancora dei tradizionali pagghjare.

A metà del ‘700 il Re Carlo III di Borbone, salendo al trono di Napoli, chiese al celebre architetto Luigi Vanvitelli (autore, tra l’altro, della celeberrima Reggia di Caserta) di progettare un impianto più moderno e funzionale per l’estrazione e la lavorazione del sale. Ma ciò non cambiò le sorti della salina da un punto di vista economico: a fronte della ricchezza smisurata di nobili e clero, il popolo salinaro viveva nella più assoluta povertà. E nel 1805, quando le pressioni tributarie superarono ogni limite, la situazione parve precipitare. Nel 1813 Re Gioacchino Murat promulgò la prima legge organica sull’amministrazione autonoma delle manifatture dei sali e tabacchi: le Saline di Barletta videro riconosciuta così, per la prima volta, un’amministrazione municipale separata. Il Direttore della Salina sarebbe stato anche Sindaco: il primo in assoluto fu Vincenzo Pecorari.

Nel 1879 il nome della località venne definitivamente mutato in Margherita di Savoia, in onore della prima Regina d’Italia. Agli inizi del XX Secolo Margherita fu flagellata da gravi epidemie: Ciononostante il paese fece registrare in quegli anni un notevole incremento demografico, che iniziò ad arrestarsi verso la fine degli anni Venti, quando si contarono i primi emigranti che cercavano fortuna oltreoceano. Il fenomeno si intensificò al termine del secondo conflitto mondiale, quando, in un’Italia in ginocchio dopo i disastri della guerra, furono in tanti, specialmente dal Meridione, a trasferirsi verso le grandi città del Nord.